STORIA DEL NAPOLI DAL 1904 AD OGGI
1904Fondazione del Naples
1912Fondazione dell'Internazionale Napoli
1912-13Naples ed Internazionale partecipano per la I
volta al Campionato Federale.
Il Naples vince il Girone Campano ed è 2° nelle
semifinale Centro-Sud.
1913-14Il Naples è 2° nel Girone Campano vinto
dall'Internazionale che sarà poi 2° nelle semifinali
Centro-Sud.
1914-15Internazionale 1° e Naples 2° nel Girone
Centro-Sud.
Finalissima non disputata causa la guerra.
1919-20Girone Campano: Internazionale 1°, Pro Napoli 3°,
Naples 4°.
L'Internazionale è 3° nel girone B delle semifinali
Centro Sud.
Anni venti
1920-21Girone A Campano: Naples 2°;
Girone B: Internazionale 1°, Pro Napoli 3°.
Girone finale Campano: Naples 3°, Internazionale 4°.
Semifinali Centro Sud: Naples 2° nel Girone A.
1921-22Internazionale 4°, Naples 6° nel Girone Campano,
Lega Sud.
1922-23Dalla fusione delle due società nasce
l'Internaples, 2° nel girone Campano.
4° nel Girone B delle semifinali Lega sud.
1923-24Internaples 2° nel Girone Campano.
3° nella semifinale Lega sud.
1924-25Internaples 3° nel Girone Campano
1925-26Internaples 1° nel Girone Campano, 1° nel Girone
A delle semifinali Lega Sud.
Battuto in finale dall'Alba.
19261 agosto. Fondazione dell'Associazione Calcio Napoli
che assorbe l'Internaples.
1926-2710° nel Girone A del Campionato Nazionale
1927-289° nel Girone A del Campionato Nazionale.
1928-298° nel Girone B del Campionato Nazionale.
1929-305° in serie A
Anni trenta
1930-31 6° in serie A 1935-36 8° in serie A
1931-32 9° in serie A 1936-37 13° in serie A
1932-33 3° in serie A 1937-38 10° in serie A
1933-34 3° in serie A 1938-39 5° in serie A
1934-35 7° in serie A 1939-40 13° in serie A
Anni quaranta
1940-41 7° in serie A 1945-46 1° nel Campionato misto A
- B Centro Sud. 5° nel Girone finale.
Promosso in serie A
1941-42 15° in serie A.
Retrocesso in serie B 1946-47 8° in serie A
1942-43 3° in serie B19 1947-48 21° in serie A.
Retrocesso in serie B
1943-44 - 1948-49 5° in serie B
44-45 3° nel Campionato Campano 1949-50 1° in serie B.
Promosso in serie A
Anni cinquanta
1950-51 6° in serie A 1955-56 14° in serie A
1951-52 6° in serie A 1956-57 11° in serie A
1952-53 4° in serie A 1957-58 4° in serie A
1953-54 5° in serie A 1958-59 7° in serie A
1954-55 6° in serie A 1959-60 13° in serie A
Anni sessanta
1960-61 17° in serie A.
Retrocesso in serie B 1965-66 3° in serie A.
Vince la Coppa delle Alpi.
1961-62 2° in serie B.
Promosso in serie A.
Vince la Coppa Italia. 1966-67 4° in serie A.
1962-63 16° in serie A.
Retrocesso in serie B 1967-68 2° in serie A
1963-64 8° in serie B 1968-69 7° in serie A
1964-65 2° in serie B.
Promosso in serie A 1969-70 6° in serie A
Anni settanta
1970-71 3° in serie A 1975-76 5° in serie A.
Vince la Coppa Italia
1971-72 8° in serie A 1976-77 7° in serie A.
Vince la Coppa di Lega Italo-Inglese.
1972-73 9° in serie A 1977-78 6° in serie A
1973-74 3° in serie A 1978-79 6° in serie A
1974-75 2° in serie A 1979-80 11° in serie A
Anni ottanta
1980-81 3° in serie A 1985-86 3° in serie A
1981-82 4° in serie A 1986-87 Campione d'Italia.
Vince la Coppa Italia.
1982-83 10° in serie A 1987-88 2° in serie A
1983-84 12° in serie A 1988-89 2° in serie A.
Vince la Coppa UEFA
1984-85 8° in serie A 1989-90 Campione d'Italia
Anni novanta
1990-91 8° in serie A.
Vince la Supercoppa Italiana 1995-96 12° in serie A
1990-91 8° in serie A.
Vince la Supercoppa Italiana 1996-97
1991-92 4° in serie A
1992-93 11° in serie A
1993-94 6° in serie A
1994-95 7° in serie A
1995-96 12° in serie A
1996-97 13 13° in serie A
1997-98 18° in serie A. Retrocesso in serie B
1998-99 9° in serie B
1999-2000 4° in serie B. Promosso in serie A
Terzo millennio
2000-01 16° in serie A. Retrocesso in serie B
Fine del 1904, inizio del
1905. E' questo il periodo nel quale si assiste alla nascita del primo club di
calcio che in qualche maniera rappresenti Napoli. Magliette a strisce blu e
celeste sono i colori del Naples Football Club. Si gioca sul campetto di via
Campagna cercando di adeguarsi alle regole del gioco esportato in quel periodo
dai maestri inglesi. E proprio contro la formazione britannica composta dai
marinai della nave " Arabik " che il Naples coglie la prima
affermazione di prestigio. Tre a due il risultato finale pochi giorni dopo che i
marinai-giocatori inglesi avevano strapazzato per 3-0 il Genoa Cricket. Quella
vittoria procurò ai giocatori partenopei l'invito alla coppa Lipton,
manifestazione organizzata dall'omonimo re del the in Sicilia. Il Naples si
aggiudicò il trofeo in argento battendo il Palermo per 2-1. Qualche anno dopo,
nel 1911, alcuni soci del Naples decisero di fondare un nuovo sodalizio. Nacque
così l'Unione Sportiva Internazionale che allestisce presso le Terme di Agnano
il suo terreno di gioco. La stagione 1914/15 è l'ultima prima della guerra.
Molti fra i giocatori delle due squadre partirono per non fare più ritorno.
Dopo il conflitto mondiale il Naples riorganizzò la squadra. Alla fine del 1921
Naples e Internazionale uniscono le proprie forze dando vita all' Internaples.
Casacca azzurra con bordini celesti sono i nuovi colori sociali. Presidente fu
nominato Giorgio Ascarelli, l'uomo che diede una svolta al calcio napoletano. Fu
lui infatti a scoprire il talento di Attila Sallustro, fu lui ad assumere un
allenatore del calibro di Carcano che arrivò insieme alla promessa Giovanni
Ferrari; fu lui che fece valere i legittimi diritti della squadra per giocare
all'Arenaccia ed infine fu sempre lui a cambiare il nome, nella stagione
1925/26, da Internaples in Associazione Calcio Napoli, che solo nel 1964 mutò
nell'attuale S.S.C. Napoli.
La stagione 34/35 saluta l'ingresso in società dell'armatore Achille Lauro,
eletto successivamente presidente il 15 marzo del 1936, restando in carica fino
al 15 giugno 1940, poco dopo l'inizio della seconda guerra mondiale.
Amara la stagione 47/48. Il Napoli retrocede in serie B e paga con l'ultimo
posto in classifica un caso di corruzione che provocò anche dure squalifiche.
Il Napoli torna alla massima serie nel 1949/50. Una squadra valida guidata da
Eraldo Monzeglio e sapientemente presieduta da Egidio Musollino, supera le più
rosee aspettative finendo al primo posto davanti alla forte Udinese e al
Legnano.
Il 22 febbraio 1951 il presidente Mussolino muore d'infarto; all'interno della
società sorgono profondi contrasti, tanto da costringere i vari soci a
contattare il comandante Lauro affinché finanziasse in qualche maniera le casse
dell'A.C. Napoli.
Il comandante Lauro si collocava, allora, ai vertici della graduatoria degli
uomini più ricchi della penisola. Così vestì i panni del mecenate e in breve
si assicurò la quota maggioritaria della nascente società. Aveva intuito come
il calcio potesse diventare la carta vincente da giocare al momento giusto per
poter acquistare potere in campo politico.
La responsabilità tecnica rimase nelle mani di Monzeglio che, dopo un sesto
posto nel campionato 51/52, si vede regalare, nel torneo successivo, un campione
di caratura mondiale del calibro di Hasse Jeppson.
Per averlo, Lauro sborsò l'astronomica cifra di 105 milioni, una somma
altissima per quei tempi. Il Napoli concluse l'annata al quarto posto e ciò fu
una delusione per i tifosi che avevano sperato di più, ma tra l'asso scandinavo
e i compagni di squadra non c'era stato accordo. Molto peggio andarono le cose
nella stagione 55/56 quando a dar man forte al campione svedese arrivò il
centravanti del Botafogo, Luis Vinicio; il Napoli, infatti, rischiò la
retrocessione. Nella stagione successiva, Lauro cede Jeppson e arriva, a far
coppia con Vinicio, Bruno Pesaola.
Nel
57/58 il Napoli giunge quarto con la grandissima soddisfazione di battere in
casa la Juventus, che si aggiudica il campionato, per 5 a 3 in un incontro
arbitrato da Concetto Lo Bello.
Il campionato 60/61 è molto amaro per i colori azzurri, il Napoli retrocede in
serie B. Con le elezioni alle porte, Achille Lauro imposta una campagna acquisti
molto appariscente ma non priva di gravi errori di valutazione; fu dato il
benservito a Vinicio, ceduto al Bologna in cambio di Pivatelli, Mihalic e Bodi.
Partì anche Pesaola, mentre arrivò dalla Fiorentina la mezz'ala della
nazionale, Gratton, un giocatore giunto ormai alla fine della sua carriera. Il
ritorno in serie A fu immediato ma non privo di apprensioni. La squadra,
inizialmente affidata a Fioravante Baldi, stentò a decollare, tanto da far
rimpiazzare il tecnico con Bruno Pesaola. Le cose andarono decisamente meglio e
la squadra finì seconda dietro al Genoa. Ma una macchia rovinò l'impresa degli
azzurri. Un tentativo di corruzione ai danni di alcuni giocatori del Verona fu
sventato dal fato. La partita, infatti, fu rinviata a causa del maltempo, ma
quella vicenda ebbe ugualmente strascichi giudiziari. Alla fine la società fu
scagionata dall'accusa di responsabilità oggettiva e la vicenda fu archiviata.
Ma la gente non dimenticò neanche dopo la conquista della coppa Italia vinta
battendo per 2 a1 la Spal il 21 giugno del 1962.
Ancora delusioni e seconda retrocessione l'anno dopo. Pesaola non può allenare
in serie A , così viene sostituito da un Monzeglio sempre meno carismatico,
inoltre, l'impero politico di Achille Lauro si va sgretolando. Il campionato
comincia male e finisce peggio. L'incontro casalingo con il Modena, complice un
infelice arbitraggio, scatena la violenta contestazione del pubblico. Invasione
di campo, scontri con gli agenti. Alla fine si contano 62 feriti, vengono
fermate 148 persone, i danni ammontano a 130 milioni. La situazione societaria
è pesante, pochi soldi, squadra a pezzi. La serie B è inevitabile.
Achille Lauro decide di passare la mano. Federcalcio e Lega nominano Luigi
Scuotto commissario straordinario, quest'ultimo chiederà successivamente
l'aiuto di un giovane dirigente: Roberto Fiore. Il campionato offre come unica
soddisfazione " il lancio " di alcuni calciatori promettenti come
Juliano, Montefusco e Rivellino. Intanto, esaurito il mandato di Scuotto, si
pone la necessità di costruire una nuova società. Il 25 giugno 1964 si costituì
la S.S.C. Napoli. Presidente effettivo era Roberto Fiore, ma il 40 per cento
delle azioni e la presidenza onoraria andavano a Lauro, il quale vantava un
forte credito con la precedente società. La campagna acquisti portò in azzurro
giocatori del valore di Panzanato, Bean e Zurlini. Allenatore era ancora una
volta Bruno Pesaola, il quale non fallì l'obiettivo della promozione in serie
A.
Il ritorno nella massima divisione è entusiasmante. Con intuito felicissimo
Fiore acquista dal Milan Josè Altafini e dalla Juventus Omar Sivori,
quest'ultimo anche grazie ai buoni rapporti d'affari che intercorrevano tra
Lauro e Agnelli. Questi due campioni, insieme all'altro brasiliano Canè, al
giovane Juliano, a Panzanato, a Bean, a Ronzon, a Bandoni, resero il massimo. Il
Napoli finì terzo e vinse la coppa delle Alpi, torneo italo-elvetico al quale
presero parte tra gli altri anche la Juventus, il Catania e la Spal.
Roberto Fiore, che poteva rivendicare a ragione buona parte del merito di questi
successi, attira su di sè non poche invidie. Una parte della dirigenza,
capeggiata da Lauro, gli è ostile. Alla fine Fiore si vedrà costretto a
rassegnare le dimissioni. Dopo un periodo di commissariamento dell'avvocato
Diamante, i poteri passarono nelle mani dell'onorevole Gioacchino Lauro. Nel
'67/68 il Napoli centrò il miglior piazzamento finale in campionato fino a quel
momento: secondi dietro il Milan, grazie al contributo dei nuovi acquisti Zoff,
Bugliani, Barison e Bosdaves. Intanto un fatto nuovo si profilava all'orizzonte
societario. Il giovane ingegnere Corrado Ferlaino, acquistando un pugno di
azioni di proprietà di Roberto Fiore entra a far parte del S.S.C. Napoli.
Preoccupato della situazione debitoria determinata dall'operato del figlio
Gioacchino, Achille Lauro convoca i pretendenti alla presidenza. Fra questi
naturalmente Fiore e Antonio Corcione. La scelta cade su quest'ultimo, mentre
Fiore diviene amministratore delegato. Il connubio dura poco. Il nervosismo
dilagante ha i suoi riflessi negativi sulla squadra. Nel corso della gara con la
Juventus, Sivori litiga aspramente con Heriberto Herrera, Panzanato fa a pugni
con Salvadore. Pesanti squalifiche per tutti. Sivori se ne torna in Argentina,
il presidente Corcione si dimette. Achille Lauro, eletto per acclamazione,
declina favorendo l'ascesa di Ferlaino che assume l'incarico il 18 gennaio del
1969.
Gli inizi degli anni '70 riservano agli azzurri piazzamenti per lo più da metà
classifica. Solo nel '70/71 il Napoli giunge terzo dietro le due milanesi. Una
piccola rivoluzione d'organico contraddistingue il campionato '72/73. Zoff viene
ceduto alla Juventus in cambio di Carmignani e, per vie traverse, di Vavassori e
Damiani. Partono anche Sormani, Montefusco, Manservizi, arriva Esposito, torna
Canè, viene lanciato nella mischia Bruscolotti. La classifica finale è
interlocutoria. Le cose andarono decisamente meglio l'anno dopo. Ferlaino assume
come allenatore Luis Vinicio il quale con l'intelaiatura precedente più gli
innesti di Orlandini, Clerici e Braglia centra un brillante terzo posto in virtù
di un gioco spettacolare e coinvolgente. Nel '74/75 Vinicio e i suoi ragazzi
sfiorano lo scudetto. Dopo che il Napoli aveva fatto parlare a lungo di sè già
in sede di campagna acquisti. Per la cifra record di circa 2 miliardi, Ferlaino
acquista dal Bologna il centravanti Savoldi. I tifosi si mobilitano in massa e
sottoscrivono circa 70 mila abbonamenti. L'ago della bilancia, per soli due
punti, indicò però la Juventus come formazione campione d'Italia. Il Napoli
perde con i bianconeri entrambe le sfide; agli azzurri la magra consolazione
dell'attacco più prolifico del torneo ( 50 goals ) e dei 27 punti conquistati
sul proprio campo da dove solo Lazio e Juventus escono imbattute. Rende meno
amara la pillola la conquista finale della coppa Italia, avvenuta con Delfrati e
Rosario Rivellino sulla panchina, in quanto Vinicio aveva ormai rotto i ponti
con i vertici societari. Il tecnico brasiliano passa alla Lazio, a Napoli torna
Pesaola. Il campionato sarà avaro di soddisfazioni. Le cose andranno senz'altro
meglio in coppa delle coppe dove la squadra approda alla semifinale contro il
fortissimo Anderlecht. Il Napoli vince 1-0 al San Paolo, ma perde per 2-0 a
Bruxelles complice l'incapacità dell'arbitro inglese Matthewson, il quale
annulla una rete valida e decisiva ai fini della qualificazione.
Senza acuti il torneo '77/78 con il napoletano Gianni Di Marzio in panchina,
mentre la stagione successiva, nuovamente con Vinicio al timone, si segnalerà
principalmente per la cessione al Bologna, dopo 16 anni, di una bandiera per il
Napoli: Antonio Juliano. " Totonno " tornerà l'anno seguente ma con
un incarico dirigenziale. Alla vigilia di Pasqua del 1980, Ferlaino annuncia
l'assunzione dell'ex capitano azzurro come direttore generale, mentre come
allenatore Sormani subentra a Vinicio che intanto aveva rassegnato le
dimissioni. Il 1980 porta grandi sconvolgimenti nel mondo del calcio. Milan e
Lazio vengono retrocesse d'ufficio in serie B per illeciti sportivi, qualche
altra società si sottrarrà faticosamente allo stesso destino. Molti giocatori
verranno squalificati a lungo. fra questi il centravanti Paolo Rossi, che in
precedenza aveva rifiutato il trasferimento a Napoli. Attirando su di sè le ire
dei tifosi napoletani. Vengono riaperte le frontiere ai calciatori stranieri.
Fra qualche scetticismo il Napoli sceglie un difensore, il libero Krol.
L'inserimento dell'olandese peraltro, non più giovanissimo, è un po' lento ma
migliora costantemente. In panchina c'è Rino Marchesi che si era
precedentemente distinto ad Avellino. Quando la squadra raggiunge la necessaria
amalgama, l'undici napoletano s'inserisce alla grande in un'avvincente lotta a
tre per lo scudetto. In città si alimenta a lungo la speranza. Le strade sono
imbandierate e colorate d'azzurro. Uno sfortunato autogol casalingo di Ferrario
contro il Perugia farà svanire il sogno. Il Napoli finisce terzo dietro
Juventus e Roma. Il rapporto Ferlaino - Juliano però cede. Si assiste così
alle dimissioni di quest'ultimo. Tornerà solo al termine della stagione '82/83,
l'anno della paura per una pericolosa permanenza della squadra nella zona
retrocessione, e di una parentesi presidenziale di Marino Brancaccio.
Ancora pericolo B nel '83/84 con Piero Santin in panchina. Ma il Napoli sta per
voltare pagina. Con una brillante e complessa operazione, Ferlaino e Juliano
consegnano ai tifosi l'astro nascente del calcio mondiale: Diego Armando
Maradona. L'argentino, dopo una parentesi poco felice al Barcellona, chiede di
lasciare la Spagna per tentare l'avventura italiana. Il pibe de oro viene
accontentato. Al Barcellona vanno la bellezza di 15 miliardi e mezzo, una cifra
che nel corso degli anni sarà ampiamente ammortizzata dalla società di piazza
dei Martiri. Con Diego arrivano l'altro argentino Daniel Bertoni, Salvatore
Bagni dall'Inter, più De Vecchi, De Simone e Penzo. Non si va oltre l'ottavo
posto. Maradona chiede al presidente rinforzi adeguati per puntare decisamente
ai vertici. Detto fatto. Alle pendici del Vesuvio giungono Bruno Giordano,
Eraldo Pecci e il promettente libero Renica, oltre al portiere Garella e al
centrocampista Buriani. Terzi nella classifica finale con una consapevolezza: il
Napoli, finalmente, può davvero puntare allo scudetto. Il sogno dei tifosi si
avvererà nella stagione 86/87. Gli azzurri, guidati da Ottavio Bianchi,
centrano un obiettivo storico: scudetto e coppa Italia nello stesso anno,
impresa che in precedenza era riuscita soltanto a Juventus e Inter. la cavalcata
verso il tricolore è entusiasmante. Maradona e compagni mietono vittorie
ovunque, violando anche terreni tabù come il Comunale di Torino contro la
Juventus. I giorni della festa in città resteranno indimenticabili, impressi in
modo indelebile negli occhi degli sportivi. La stagione 87/88 riserva al Napoli
due amarezze. La prima viene dalla coppa Campioni. L'urna di Ginevra destina
agli azzurri un avversario terribile: il Real Madrid. Gli spagnoli vincono
all'andata per 2-0, pareggiano al ritorno per 1-1. L'avventura del trofeo
continentale dura solo un turno.
Per tre quarti del campionato, invece, le cose sembrano andare molto meglio. Il
Napoli guida la classifica con ampio margine di vantaggio sul Milan. Ma nella
fase finale del torneo accade l'inimmaginabile. Gli azzurri dilapidano il
margine sui rossoneri che si aggiudicano anche lo scontro diretto al San Paolo
per 3-2. Il pubblico è amareggiato, i giocatori contestano Bianchi. Si vivono
giorni di tensione. Alla fine partono per incompatibilità con il tecnico
Garella, Bagni e Giordano.
Sempre con Bianchi in panchina, il Napoli centra l'anno successivo ancora un
secondo posto in classifica. Ma il finale di stagione è nuovamente splendente
per la società partenopea. Maradona e compagni si aggiudicano la Coppa Uefa
battendo nella doppia finale, i tedeschi dello Stoccarda. All'indomani del
successo, Ottavio Bianchi annuncia il divorzio dal Napoli. Al suo posto arriva
Albertino Bigon. Con l'ex allenatore del Cesena in panchina, e un Maradona
sempre capace di fare la differenza in campo, gli azzurri portano a compimento
la loro " vendetta " sul Milan. Si ripete il copione dell'87/88 ma,
stavolta, le parti sono invertite. I rossoneri recitano il ruolo della lepre. La
crisi atletica e psicologica finale viene pagata a caro prezzo dagli uomini di
Sacchi che, proprio sul filo di lana, si vedono superare dal Napoli. Il secondo
trionfo tricolore è completato, nell'estate 1990, dalla conquista della
Supercoppa di Lega, vinta a spese della Juventus, detentrice della coppa Italia;
il rendimento in campionato sarà invece al di sotto delle attese. Soltanto
ottavi, al termine di una stagione tormentata, culminata con l'uscita di scena
anticipata di Maradona, il quale lascerà l'Italia, afflitto da problemi che con
il calcio hanno poco a che fare. Dunque,
la gloriosa era Maradona finisce nel 1991, da allora i tifosi partenopei
perdendo la loro bandiera sono diventati un po' scettici, ma nel 1994 accadde
l'imprevedibile: il Napoli ha rischiato di fallire per banca rotta e di essere
condannato in SERIE C1 per sentenza della C.A.F., ma Ferlaino pur non vendendo
la Società è riuscito a salvarla dal fallimento, vendendo però i suoi
migliori giocatori, così il Napoli anno dopo anno è sempre più debole,
scatenando così il malcontento dei napoletani. Nel 1996/97, grazie
all'intelligenza dell'allenatore Gigi Simoni, il Napoli riesce in un timido
tentativo di rilancio nel grande calcio, ma il girone di ritorno per il Napoli
è in caduta libera, colpa dell'ingaggio di Simoni da parte dell'Inter,
rischiando per poco la retrocessione e sconfitto in finale di Coppa Italia.
| Campione d'Italia 1986/87 1989/90 |
|
| Coppa Italia 1961/62 1975/76 1986/87 |
|
| Coppa delle Alpi 1965/66 |
|
| Coppa Uefa 1988/89 |
|
| Supercoppa Italiana 1990/91 |
|
| Coppa di Lega Italo-Inglese 1976/77 |
|
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